Chi punzecchia la BNS? La difesa di 1.20 di EURCHF…

L’euro è sceso la settimana scorsa sotto la soglia di 1,20 franchi. È della prima volta che ciò accade da settembre, vale a dire da quando la Banca nazionale svizzera (BNS) ha fissato a 1,20 la soglia minima di cambio, affermando che non avrebbe tollerato un valore inferiore. Si è trattato del tanto paventato attacco speculativo? Le opinioni degli esperti divergono.

Contattato dall’agenzia finanziaria Awp, una portavoce della BNS non ha voluto commentare il movimento di corso odierno, limitandosi ad affermare che l’istituto continuerà a difendere la soglia fissata. “Non ci sono dubbi in merito”, ha sottolineato. La banca manterrà la sua rotta, “a questo proposito non è naturalmente cambiato nulla”, ha puntualizzato l’addetta stampa.

La BNS era intervenuta il 6 settembre 2011 con una serie di provvedimenti per lottare contro la forza del franco, che sulla scia della crisi del debito nell’Eurozona stava massicciamente rivalutandosi, ponendo seri problemi all’industria d’esportazione e ad altri settori economici. In particolare si era detta disposta ad acquistare euro in misura illimitata per mantenere il suo corso al livello giudicato come minimo.

Oggi però questa sorta di “linea del Piave” è stata superata, seppure per un periodo di tempo limitato. Dopo che per tutta la mattinata si era mosso intorno a 1,2035, è improvvisamente sceso dopo le 11, toccando un minimo a 1,1997 franchi. È poi quasi subito risalito e da allora oscilla di poco intorno a 1,2020.

Sui mercati dei cambi pesano i timori di un riacutizzarsi della crisi del debito dell’Eurozona, con un occhio particolare alla Spagna, che ieri ha avuto difficoltà a piazzare i suoi titoli sul mercato e ha dovuto pagare un rendimento più alto. Lo spread (differenziale di rendimento) fra un decennale iberico e l’equivalente Bund tedesco è volato oggi a 400 punti base, per la prima volta da dicembre. Anche lo spread dei titoli italiani è in rialzo a 376 punti base.

Nello stesso tempo il rendimento dei Bund tedeschi è crollato ai minimi storici, evidenziando come gli operatori siano alla ricerca di collocamenti che possano offrire rifugio. “Agli investitori appare piano piano chiaro che i paesi periferici dell’euro continuano ad essere sottoposti a un’enorme pressione”, ha indicato alla Reuters Jeremy Stretch, specialista di cambi presso CIBC.

“Tuttavia non è molto chiaro perché proprio oggi la situazione si sia acuita”, ha osservato Youna Park, esperta di divise di Commerzbank, in dichiarazioni rilasciate all’Awp. La giornata odierna non è infatti stata caratterizzata da nuove notizie negative. Secondo Park in Svizzera non è vi è pericolo di inflazione, bensì di deflazione: su base annua i prezzi al consumo in marzo sono infatti calati dell’1%. Un rafforzamento del franco aggraverebbe il problema.

Attacco mirato o incidente di percorso? Quanto successo rappresenta le prime avvisaglie di un attacco al fortino valutario, ipotizzato da taluni? Oppure si è trattato di una sorta di incidente di percorso, un panne tecnica immediatamente corretta? Oggi nessuno può ancora dirlo e le valutazioni di chi opera nel settore divergono sensibilmente.

Thomas Flury, esperto di cambi presso UBS, non crede che il mercato abbia voluto verificare la determinazione della Banca nazionale nella sua linea di difesa. Ma naturalmente il fatto che sia possibile far rispettare la soglia in ogni secondo rappresenta un test. Quanto successo “non è un buon segnale ai mercati”. La Banca nazionale (BNS) ha perso un po’ di smalto, anche se il corso non è rimasto a lungo sotto 1,20.

Meno negativo è Philipp Bärtschi, capo stratega presso Sarasin. “Il mercato è libero, chiunque può offrire un corso. Non si è costretti a trattare con la BNS”, ha spiegato. A suo avviso non è quindi significativo se il corso scende per alcune frazioni di secondo sotto 1,20. “Mi preoccuperei se questo si verificasse per ore”, ha affermato. Ciò nonostante per l’esperto è innegabile che il mercato si stia muovendo. “Qualcuno vuole evidentemente mettere alla prova alla BNS”, aggiunge Bärtschi, contraddicendo quindi lo specialista precedente. “Ma siamo convinti che tutti coloro che ci proveranno pagheranno cari i loro tentativi.” È inoltre possibile che oggi abbiano avuto un ruolo transazioni di opzioni, ha fatto presente.

Più dubbi sull’operato della BNS da parte di Hans-Günter Redeker, capo strategia delle divise presso Morgan Stanley a Londra. “Abbiamo già detto tempo fa che la soglia minima non avrebbe tenuto in caso di nuove preoccupazioni nell’Eurozona”, ha spiegato alla Bloomberg. “Nel breve periodo la BNS dovrà intervenire: ma si vedrà se questa politica funzionerà anche in futuro”.

Un altro operatore ha puntato l’attenzione sul momento in cui è avvenuto l'”incidente”, definendolo tipico: poco prima di un giorno festivo, quando i volumi di transazione sono meno elevati.

L’euro si è indebolito anche nei confronti del dollaro, scendendo sotto 1,31 dollari. Il movimento al ribasso prosegue da martedì, anche a causa del venir meno delle speranze in un ulteriore allentamento della politica monetaria negli Usa. Il biglietto verde si è rafforzato anche sul franco, superando quota 0,92

Luca Giusti
www.qtlab.ch
www.lucagiusti.it

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