Germania: predicare bene, razzolare male…

Come la mettiamo se si presenta allo sportello di una qualsiasi banca tedesca uno svizzero con soldi non dichiarati al fisco elvetico? Alla domanda ha risposto recentemente l’edizione svizzera dell’Handelszeitung con un’inchiesta dalla quale emergerebbe che le banche tedesche accetterebbero, senza farsi troppi problemi, fondi neri provenienti dalla Svizzera.

Con 100mila franchi non dichiarati al fisco in Germania uno degli autori dell’articolo dell’Handelszeitung si è spacciato, al di là del Reno, come imprenditore svizzero intenzionato a depositare in una banca tedesca 100mila franchi svizzeri non dichiarati al fisco elvetico e provenienti da un paradisco fiscale dei Caraibi.

Ovunque egli sia entrato, Commerzbank, Deutsche Bank, Hypovereinsbank, Cassa di risparmio o Banca Popolare che siano, tutti avrebbero accettato senza problemi i 100mila franchi.

Neppure presso la Baden-Württembergische Bank, una consorella della banca di Stato del Land del Baden-Württemberg, non ci si sarebbe tirati indietro. “Né l’Ufficio della finanza tedesco né le autorità svizzere si interesserebbe della natura di questo denaro” ha spiegato una dipendente della BW, in quanto non “è compito della banca verificare la situazione fiscale dei clienti”.

Dichiarazioni che fanno a pugni con la posizione del governo rosso-verde del Baden-Württemberg, che combatte l’accordo fiscale tedesco-svizzero, ritenendolo un regalo agli evasori tedeschi che hanno depositato i loro averi in Svizzera.
E se in Svizzera gli istituti finanziari si stanno adeguando a quella che è stata chiamata “la strategia del denaro pulito”, in Germania predominerebbe l’indifferenza.

Almeno stando a quanto si legge sull’Handelszeitung. Un consulente della Hypovereinsbank avrebbe detto al giornalista spacciatosi per imprenditore svizzero evasore: “Da voi in Svizzera funziona in altro modo, mentre da noi non ci si pone ancora questa domanda”.

La consulente di un non precisato istituto tedesco ha affermato che l’affluenza di nuovi clienti è enorme, in quanto il 90% di essi proverrebbe dalla Svizzera. Dall’introduzione nell’estate del 2011 del cambio fisso di 1,20 tra franco ed euro, per i clienti bancari svizzeri nell’Unione europea è svanito il rischio valutario e di conseguenza sarebbe diventato ancora più attrattivo aprire un conto in Germania.

La Handelszeitung stima che i denari depositati presso le filiali tedesche al di là del Reno ammonterebbero ad almeno mezzo miliardo di euro. Una somma che per la maggior parte sarebbe non in regola con il fisco.

La Handelszeitung si è poi rivolta ai portavoce delle banche tedesche interessate dall’inchiesta. Ebbene, ufficialmente, gli istituti tedeschi non accettano fondi non dichiarati al fisco. “Soldi non dichiarati al fisco non vengono accettati” è stato detto presso la Cassa di Risparmio dell’Alto Reno (Sparkasse Hochrhein). “Non apriamo nessun conto a quei clienti che non sono in regola con il fisco” è stato assicurato alla Commerzbank. “Il diritto tedesco è in sintonia con le direttive europee – ha spiegato un portavoce delle Banche Popolari-Raiffeisen tedesche – e prevede regole di base da rispettare nel caso in cui un cliente decide di aprire un conto presso banche tedesche, tra cui l’identificazione del partner contrattuale e l’obbligo di segnalare, in rispetto della legge sul riciclaggio di denaro, i casi in cui vi siano sospetti fondi non in regola con il fisco”

Alla BW Bank esisterebbero delle istruzioni interne non soltanto in materia di fondi neri, bensì anche per quanto riguarda l’identificazione dei clienti, del trasferimento di denaro e sulla tematica del riciclaggio di denaro, ha precisato un portavoce della Hypovereinsbank. “La nostra banca tratta i dati dei clienti secondo le indicazioni date dalla legge sul riciclaggio. Noi interroghiamo il cliente anche sui motivi dell’apertura del conto e chiediamo di spiegare l’origine e lo scopo di questi fondi.

Come osserva il Tages-Anzeiger, alla Svizzera mancano gli strumenti necessari per dare la caccia agli evasori svizzeri. Anche perché l’evasione di per sé è non è considerato un reato penale, bensì amministrativo e quindi il segreto bancario deve valere anche in quel caso. Viste le premesse non è neppure possibile per la Svizzera rivolgersi all’estero per assistenza in ambito investigativo. Un ulteriore ragione, questa, che spiega l’aumento di svizzeri che affidano i propri denari agli sportelli delle banche oltre il Reno.

…Hai capito i “rigorosi” tedeschi, pronti a fare la morale a tutti, ed invece…

Luca Giusti
www.qtlab.ch
www.lucagiusti.it

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