Greenspan? Un dilettante confronto a Bernanke…

La Federal Reserve lascia come previsto i tassi a zero e annuncia nuove misure di stimolo all’economia. Una mossa decisamente poco convenzionale considerando l’influenza che misure del genere potrebbero avere sulle imminenti elezioni, e con i mercati azionari ormai stabili sui massimi da qualche anno a questa parte… non ci avrei puntato 1 euro, ed invece… Ma il portafoglio azionario ringrazia, e va bene così.

Al termine del consiglio direttivo, la Banca centrale americana ha annunciato che continuerà l’operazione Twist e lascerà i tassi di interesse su livelli eccezionalmente bassi fino ad almeno la metà del 2015, termine spostato più avanti dalla precedente guidance che era di fine 2014.

“Per sostenere una ripresa economica più vigorosa – recita il comunicato della Fed – e aiutare ad assicurare che l’inflazione, nel corso del tempo, si stabilizzi a un livello più coerente con il suo duplice mandato, il comitato ha deciso di aumentare la sua politica accomodante mediante ulteriori acquisti di cartolarizzazioni di mutui al ritmo di 40 miliardi di dollari al mese”, per rendere più sicuro il mercato immobiliare.

La Fed proseguirà inoltre fine a fine anno l’operazione Twist, cioè l’allungamento della vita media del debito, e continuerà a reinvestire sui debiti in scadenza.

“Queste azioni – prosegue il comunicato – che insieme aumentano gli holding di securities a lungo termine di circa 85 miliardi al mese fino a fine anno, dovrebbero esercitare pressione al ribasso sui tassi di interesse a lungo, fornire sostegno al mercato dei mutui e rendere più accomodanti le condizioni dei mercati finanziari più in generale”.

Egan-Jones ha tagliato il rating sovrano degli USA da “AA” a “AA-“. L’agenzia di rating teme che il nuovo allentamento quantitativo annunciato dalla Federal Reserve possa indebolire l’economia statunitense. Egan-Jones spiega che l’acquisto di titoli garantiti da mutui ipotecari e i tassi vicino allo zero servono poco per far crescere il PIL ma indeboliscono il dollaro e fanno aumentare i prezzi delle materie prime. Egan-Jones indica che il rapporto debito/PIL degli USA è salito dal 2006 ad oggi dal 66% al 104% e salirà probabilmente entro un anno al 110%. Egan-Jones aggiunge che il deficit annuale di bilancio è dell’8%. Per illustrare la gravità della situazione Egan-Jones osserva che la Spagna ha, in paragone, un rapporto debito/PIL del 68,5% e un deficit annuale di bilancio dell’8,5%. L’America non può permettersi un rallentamento della crescita ma se Cina ed Europa rallentano che si fa? … Non resta granché da fare… Si cerca un pretesto per una nuova guerra che rilanci l’industria bellica contro un nemico a cui lasci colpire il cuore della nazione (o di cui esalti mediaticamente qualche nefandezza) per attirare contro di lui tutto l’odio dell’opinione pubblica, ma contro cui sai che sai che puoi vincere, ma non subito (se finisce tutto velocemente che stimolo è per l’industria bellica?). Delirii complottisti? Forse… Anzi spero che lo siano… e di svegliarmi un giorno vedendo che chi ci governa ha a cuore l’interesse dei popoli e non di elite e caste che li manovrano e che si combatte per la libertà e la pace e non per il petrolio e il business della ricostruzione (o per stimolare l’industria bellica).

…ma per le altre agenzie di rating, va tutto bene: stampare moneta senza alcun limite (“open ended”) è cosa buona e giusta e risolverà i problemi del mercato del lavoro in America.

…sono arrivati alla frutta…

Luca Giusti
www.qtlab.ch
www.lucagiusti.it

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