Petrolio: torna la domanda… (negli Stati Uniti)

La domanda di petrolio negli Stati Uniti sta crescendo al ritmo più veloce mai registrato negli ultimi due anni: la crescita sembra essere guidata dai combustibili industriali, come diesel e propano, segno che la ripresa potrebbe essere effettivamente dietro l’angolo.

Secondo l’International Energy agency (IEA), la domanda negli Stati Uniti è cresciuta in quattro dei primi sei mesi del 2013, serie che non si registrava del 2011: l’agenzia ha deciso di aggiornare la sua stima di crescita per il 2013, che passa dallo zero per cento a +0,3 per cento, in positivo per la prima volta dal 2010.

Negli ultimi anni, a causa sia della crisi economica sia delle sempre più forti spinte all’efficienza energetica, la domanda di combustibili fossili aveva dimostrato forte depressione. Il dato segue quello già segnalato dall’Europa, altra economia avanzata a mostrare un rimbalzo nella domanda, nonostante la crisi e la ricerca di maggiore efficienza energetica.

Ciò nonostante gli Stati Uniti, almeno per alcuni decenni, non dovranno comunque avere problemi a soddisfare maggiori richieste: le importazioni, infatti, sono in vistoso calo, e secondo alcune stime ad ottobre il petrolio estratto sul suolo americano potrebbe superare quello acquistato all’estero per la prima volta dal febbraio 1995, grazie alle spinte verso gas di scisto o shale-oil, in cui gli USA negli ultimi tempi hanno profuso forti investimenti per ottenere l’indipendenza energetica.

Attenzione però a eventuali shock negativi: una domanda maggiore del previsto potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio, attualmente a 107 dollari al barile (Brent), anche a causa del calo dell’offerta da parte dei paesi OPEC, molti dei quali (specie i Paesi arabi) stanno vivendo un periodo di elevata instabilità politica (come l’Iraq) o sono alle prese con una difficile ricostruzione (come la Libia dopo la guerra civile del 2011), senza dimenticare gli altri numerosi problemi del medio oriente.

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