Nasdaq bloccato per 3 ore… ma meglio un blocco di un flash crash stile 2010

Problemi tecnici ancora da chiarire costringono il Nasdaq a sospendere gli scambi sulle proprie piattaforme. Uno stop che dura più di due ore e che rappresenta uno dei maggiori, se non il più grande della storia per un listino in un mondo della finanza che – affermano gli analisti – si è in qualche modo ormai abituato ai problemi tecnologici.

Solo nei giorni scorsi ne è stata vittima Goldman Sachs: il sistema di ricezione delle manifestazioni di interesse da parte dei clienti si è inceppato, trasformando l’interesse in ordine. La banca rischia, per 17 minuti di problemi tecnici, 100 milioni di perdite e uno schiaffo alla sua reputazione.

L’allerta è scattata alle 12.43 locali, ore 18.43 italiane, quando il Nasdaq ha avvertito i trader. Il problema che sembrava inizialmente risolvibile è poi invece risultato più complesso delle attese: le prime indiscrezioni parlavano di un blocco momentaneo che sarebbe durato al massimo mezz’ora. Invece sono passate più di due di ore e gli operatori sono a caccia di risposte per capire le potenziali perdite.

Le cause della sospensione e l’origine dei problemi tecnici del Nasdaq non sono ancora chiari ma l’episodio «solleva dubbi sulla solidità del sistema di trading americano», secondo quanto afferma il Wall Street Journal. I titoli quotati sul Nasdaq rappresentano il 28% di tutte le azioni scambiate questo mese, secondo i dati di Bats Global Markets. Il blocco riguarda aziende con capitalizzazione complessiva per 5.700 miliardi di dollari.
In teoria, i titoli del Nasdaq possono essere scambiati su altre piazze, per esempio il New York Stock Exchange, tuttavia il Nyse ha fatto sapere di avere fermato, su richiesta di Nasdaq Omx, gli scambi di tutti i titoli del listino tecnologico.

Per il Nasdaq si tratta di un incidente che riporta alla memoria lo sbarco in Borsa di Facebook, nel maggio 2012, quando anche allora per problemi tecnici l’avvio degli scambi del social network venne fatto slittare. Gli scambi del titolo del social network partirono in ritardo e furono poi viziati da problemi, provocando perdite nel trading per oltre 500 milioni di dollari alle societa’ coinvolte. Nei mesi successivi sono stati avviati almeno 40 procedimenti legali collegati all’Ipo e Nasdaq aveva poi acconsentito a versare rimborsi per oltre 60 milioni di dollari.

Ma il caso odierno riporta alla memoria anche il flash crash del 2010. Uno degli ultimi episodi gravi di problemi tecnici è stato sperimentato da Knight Capital, che è finita sull’orlo della bancarotta per difficoltà al sistema di trading. Con l’incidente odierno si riapre il dibattito sulla vulnerabilità del sistema finanziario americano e globale con l’ascesa delle nuove tecnologie e l’affermarsi dell’high frequency trading, circuiti paralleli con l’esecuzione automatica di milioni di ordini di compravendita in contemporanea sui diversi mercati finanziari.

…é agosto anche per il Nasdaq…

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