“La mia Banca é differente”… Secondo pilastro dell’Unione Bancaria: Chi paga in caso di difficolt à?

Il secondo pilastro dell’Unione bancaria è stata approvato pochi giorni fa: il parlamento europeo ha dato il via libera al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie stabilendo che non saranno più gli Stati, e quindi i cittadini, a pagare per gli istituti in difficoltà economica, ma i privati e le banche stesse.

Questo meccanismo è stato pensato per evitare che si ripetessero gli stessi errori degli ultimi anni: nel 2008 la crisi dei derivati subprime avrebbe mandato a gambe all’aria le banche, se non fossero arrivati in soccorso gli aiuti di Stato, che però hanno affossato gli Stati stessi facendo impennare il loro debito pubblico.

Grazie alla nuove risoluzione dell’Unione bancaria questo non sarà più possibile e le difficoltà delle banche ricadranno sui privati: risparmiatori, investitori e correntisti. In questo scenario si può fare qualche ragionamento per capire chi sarebbero i più colpiti.

Per prima cosa c’è da chiedersi quanto i privati dovranno sborsare per salvare la propria banca in crisi. Secondo le regola dell’Unione bancaria gli investitori privati saranno chiamati a coprire l’8% delle passività della banca sulla via del crack finanziario. Il Parlamento europeo dà indicazioni anche sull’ordine in cui dovranno essere coinvolti gli investitori privati. I primi ad essere colpiti saranno gli azionisti della banca, seguiti da coloro che detengono le obbligazioni cosiddette subordinate per poi arrivare agli obbligazionisti veri e propri.

Se dopo aver “bruciato” azioni e obbligazioni ancora non si fosse raggiunto l’8% delle sofferenze della banca in crisi allora toccherebbe mettere mano sui depositi dei conti correnti, ma soltanto su quelli superiori ai 100mila euro. In alcun caso saranno toccati i depositi sotto i 100mila euro, così come le pensioni e gli stipendi.

Secondo dei calcoli effettuati dal Sole24ore in Italia le obbligazioni sono complessivamente pari al 22,30% del totale passivi delle banche. Ovviamente si tratta di una media nazionale, e quindi bisognerebbe vedere le situazioni delle singole banche, ma in generale possiamo dire che le obbligazioni anche da sole possono coprire l’8% delle sofferenze delle banche. Ciò significa che se una banca italiana andasse in crisi, “bruciare” azioni, obbligazioni subordinate e obbligazioni sarebbe più che sufficiente per raggiungere la soglia dell’8%.

Per concludere, quindi, sembra che i correntisti italiani possano stare abbastanza tranquilli. Ma l’ABI fa notare un’altra cosa: nel 2011 i risparmiatori privati hanno assorbito il 79% del totale delle obbligazioni emesse dalle banche. Secondo i calcoli dell’Abi risparmiatori e imprese hanno attualmente nei loro portafogli obbligazioni bancarie per 531 miliardi di euro. Il rischio quindi per imprese e famiglie non sta nei prelievi dei depositi (a cui difficilmente si arriverebbe), ma nel vedersi “bruciare” le proprie obbligazioni.

…intanto i BTP italiani rendono come un Treasury americano (???), il differenziale BTP-Bund é ai minimi da diversi anni, le borse continuano a fare nuovi massimi, e le banche centrali continueranno a iniettare liquidità nel sistema ancora per un po’ … Hanno trovato la soluzione a tutti i problemi o é solo un po’ di quiete “artificiale” prima della tempesta?

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